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Psiche e Colore
Il colore è in corrispondenza diretta con la nostra psiche. Siamo portati infatti a scegliere determinati colori in base alle nostre caratteristiche psicofisiche, e ai nostri stati d’animo.
I colori vivaci come il rosso, il giallo, l’arancione, ci parlano di energia, di vitalità ed estroversione: “Portami il girasole, impazzito di luce” (E. Montale).
I colori più delicati come il blu, l’azzurro, il verde o il viola, rappresentano vibrazioni più intime e collegate a stati d’animo introvertiti: “Non mi stanco mai di un cielo azzurro” (Van Gogh).
Il nero può essere associato alla nostalgia, alla tristezza, alla depressione, ma anche all’eleganza e a uno stile psicologico improntato a rigore ed essenzialità: “Quando troverò un colore più scuro del nero, lo indosserò. Ma fino a quel momento, mi vestirò di nero” (Coco Chanel).
Il bianco, nella sua connotazione più negativa, può portare con sé significati di freddezza, blocco emotivo ed eccessiva tendenza al controllo; nella sua accezione positiva richiama purezza, spaziosità, e spiritualità: “Il bianco è un mondo così alto rispetto a noi che quasi non ne avvertiamo il suono, è un nulla prima dell’origine (Vassili Kandinsky).
I colori sono connessi alle vibrazioni della nostra psiche, e ci raccontano dei nostri stati emotivi e di come “stiamo” in certi giorni piuttosto che in altri, o di come viviamo interiormente certi periodi della nostra vita, talvolta anche molto lunghi. E se i colori ci parlano di anima, e parlano all’anima, allora possiamo utilizzare i colori per influenzare i nostri stati d’animo, e suggerire alla nostra anima paesaggi sensoriali ed emozionali diversi.
Se siamo soliti vestirci di colori scuri e monotoni, proviamo a inserire nel nostro guardaroba capi di colore diverso, e osserviamo come essi, essendo a diretto contatto con il nostro corpo, modificano i nostri stati emotivi. Si tratta di uscire dagli automatismi che siamo soliti adottare nelle scelte cromatiche, per stimolare la nostra mente ad aprirsi verso spazi vibrazionali nuovi, e che solitamente preferiamo non frequentare. Ciò significa uscire dalla nostra comfort zone emotiva, e rompere l’inerzia cromatica che ci parla di abitudini consolidate che tuttavia ci ingabbiano in schemi auto replicanti e asfittici.
Partire dal “fuori”, dunque, per raggiungere il “dentro”.
Affinchè ciò che è interno, trasformandosi, inneschi processi di fertile cambiamento nella nostra vita.