Ciò che tocchi senza afferrare si chiama sottile.
Meditare è un toccare senza afferrare: le sensazioni del corpo, i pensieri, le emozioni, gli stati interni (il “come sto”). Non ci si attacca, non si respinge, ci si astiene dalla reattività.
Eric Baret sottolinea che la pratica autentica nasce da una disponibilità incondizionata a ciò che si presenta nel momento. L’atto del “non fare” diventa così un lasciar essere che permette alla vita di fluire liberamente. “Toccare senza afferrare” è una resa consapevole. È uno stato di intimità distesa con la vita, in cui non c’è bisogno di dominare, né di difendersi. Non c’è tensione verso un risultato. “Sentirsi senza progetto, ecco quel che si chiama meditazione. Quando non ho la pretesa di essere tranquillo, quando sono disponibile all’agitazione, al desiderio, alla paura, alla pretesa, questi stati non costringono più.”
Corrado Pensa scrive: “Nel coltivare la consapevolezza, impariamo a incontrare ciò che c’è con un tocco leggero. Non forzare, non trattenere, non giudicare. Solo toccare con la mente, come si sfiora una superficie d’acqua. Anche l’attenzione può ferire, se è dura. Ma quando è lieve, è cura.”
Jon Kabat-Zinn sottolinea l’aspetto del non attaccamento: “La meditazione è l’arte di prestare attenzione, momento per momento, con intenzione e senza giudizio. È un modo per toccare la vita senza afferrarla, permettendo a ogni esperienza di emergere e svanire naturalmente. meditare non significa eliminare i pensieri, ma osservarli mentre sorgono e svaniscono, come nuvole nel cielo. È un esercizio di tocco leggero, di presenza senza attaccamento.”
La meditazione è un accogliere e incontrare ogni parte di noi con una presenza gentile. Non si tratta di correggere nulla, ma di posare su ogni emozione, ogni tensione, un tocco interiore di tenerezza.
Le parole di Christian Bobin: “La vera presenza è come una carezza che non lascia traccia, un’attenzione che non pesa. È l’arte di essere lì, completamente, senza voler possedere nulla.
Contemplare è un modo di prendersi cura. È demolire tutto ciò che in noi assomiglia a un’avidità, o anche a un’attesa o a un progetto. Abitare poeticamente il mondo è contemplarlo pacificamente, senza il desiderio di controllare o rubarne una parte, senza avidità. Contemplare è dare tregua al mondo.
E, per concludere, le parole di Lao Tzu:
“Nella ricerca del sapere, si aggiunge ogni giorno. Nella via del Tao, si toglie ogni giorno. Si toglie e si toglie fino a che non si giunge al non agire. E nel non agire nulla resta non fatto.”
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