Colare nell’asana

Nell’accostare le pose, nella sensibilità propria allo yoga tantrico kashmiro, il “colare nell’asana” si riferisce alla postura interna del praticante. Troppo spesso, ciò che affascina e seduce nello yoga sono le posture “esterne” del corpo; rimanendo a questo livello, tuttavia, si perde il senso profondo della pratica yogica kashmira, che suggerisce di predisporsi a “perdite” progressive, piuttosto che ad acquisizioni e perfezionamenti di competenze corporee. Le nostre menti, sempre più proiettate in percorsi agonistici di varia natura, hanno dimenticato la quiete del “vuoto”, e nella folle corsa alla vincita a tutti i costi, confermano a se stesse che ha valore solo ciò che progredisce, cresce, domina, non ciò che esiste. L’esistenza diventa così un susseguirsi di obiettivi e sfide, ma in tutto questo affannarci nel riempire spazi ed interstizi, diventiamo sempre più ingombri, ingombrati ed ingombranti. Così, l’atto di colare nell’asana, nel coglierne l’intrinseca poetica, diventa metafora, nell’umano esistere, di un incedere sensibile e delicato. Sfiorare anziché toccare, accarezzare e non più premere, scorrere attraverso senza rompere nulla – il corpo, il suolo, il cuore – riposando nel vuoto che segue ad ogni espiro.

Colare. Non abbiamo bisogno di altro.

Guarda il mio video: Scorrere, colare, farsi flusso