Il farsi della posa

Il farsi della posa

La posa si fa da sé. Di cosa mi occupo, durante la posa? Di non ostruire il farsi della posa. Ma come può farsi una posa, se io non intervengo? Dov’è il confine sottile tra determinare, e lasciare che un orientamento si determini da sé, sviluppandosi secondo il suo intrinseco progetto? Come posso  farmi vaso vuoto, come posso pensare il non pensiero, come farmi respirare-essere respirato? Come essere intensamente presente e nel contempo essere resa?

Possiamo sollevare lo sguardo, e lasciare che la luce attraversi le cavità dei nostri occhi. Possiamo non fare nulla. Possiamo farci vuoti e sentire cosa si muove dentro, senza opporre resistenza, e lasciare che la campana risuoni sino ad esaurirsi da sé.

Evocare. Invocare. Pregare. Ritualizzare. Inchinarsi. Farsi silenzio. Restituire sacralità.

Non perderemo nulla, se spostiamo lo sguardo, e anziché puntarlo verso il fuori, ci facciamo contattare, restando sensibili e ricettivi.

 

(photo by Vyacheslav Mishchenko)