Consapevolezza

CONSAPEVOLEZZA – SATI

La Consapevolezza, nel Buddismo, è il primo dei sette fattori dell’illuminazione (consapevolezza; investigazione dei fenomeni; energia; gioia, tranquillità, concentrazione; equanimità).

In Pali, la Consapevolezza, o Presenza Mentale, è Sati. Sati è un fattore mentale costruttivo e salutare, una qualità della mente che può essere coltivata e sviluppata, assieme agli altri fattori dell’illuminazione. La consapevolezza è definita come potere di osservazione e come capacità di ritornare sull’oggetto, di ritornare nel momento presente, evitando la distrazione e focalizzando l’attenzione in modo diretto e pieno sull’oggetto di meditazione.

Consapevolezza è vivere nel momento presente, non essere persi nel passato o nel futuro. Tuttavia questa definizione non è sufficiente, ma ne rappresenta solo un primo aspetto.

Dobbiamo introdurre il concetto di Realtà. In aggiunta allo stare nel momento presente, la consapevolezza riguarda il processo del conoscere. Differenza tra essere persi in un pensiero, e sapere che stiamo pensando. La consapevolezza ha quindi a che fare con la capacità della mente di osservare. Ciò che va osservato, tuttavia, non è il contenuto di ciò che stiamo osservando, ma ciò che andiamo ad osservare è il processo. Se sto meditando, oppure praticando una posa di yoga, e sorge un pensiero, la consapevolezza non andrà al contenuto del pensiero, ma al pensare come processo. Ovvero, con la consapevolezza mi accorgo che, ad un certo punto, è sorto un pensiero. Prima il pensiero non c’era, ora c’è. Si coglie quell’attimo preciso in cui ci accorgiamo che stiamo pensando, che è un risvegliarsi, e notiamo la differenza tra il precedente essere immersi in un flusso di pensieri in modo non consapevole, e il diventare consapevoli che stiamo pensando.

La consapevolezza non è un osservare in senso generale, ma un modo particolare di osservare. E’ osservare un oggetto riconoscendo i filtri dell’avversione, del desiderio/attaccamento, e della confusione/ignoranza.

L’avversione, e l’attaccamento, sono meccanismi molto sottili, esercitiamoci nel cogliere la nostra tendenza a volere respingere qualcosa, e la nostra tendenza ad attaccarci e voler trattenere.

La consapevolezza, si caratterizza per il suo non interferire, che è la tendenza opposta al manipolare la realtà perché mossi dall’avversione, o dal desiderio.

Consapevolezza in Pali è Sati. un significato di Sati è “ricordare”. Cosa ricordiamo? Ricordarci ciò che è salutare e ciò che non lo è. Ciò che non è salutare sono avversione e rabbia, e desiderio, brama e attaccamento.

La Consapevolezza non viene coltivata come fine a se stessa, ma affinchè possa accrescere la saggezza e la compassione. Coltivando la consapevolezza, cominciamo a vedere la natura cangiante e impermanente di tutti i fenomeni. Qualsiasi cosa ha nella sua natura il sorgere, e il dissolversi.

Il Buddha ha detto: “Nel vedere l’impermanenza questo conduce al non attaccamento, il non attaccamento conduce alla non agitazione, e questo ci conduce al nibbana, alla più alta pace.”

Il Nibbana, (Nirvana in sanscrito) ha il significato di “estinzione della sofferenza”, e rappresenta l’obiettivo della pratica buddhista. Nibbana significa “soffiare via il fuoco della sofferenza”. Il Nibbana è definitivo come la cessazione delle tre afflizioni di desiderio/brama, avversione, e ignoranza.

Piccoli esercizi quotidiani.

Cosa è presente nella mia mente ora?

Com’è lo stato della mia mente ora?

Qual è la qualità della mia presenza ora? (colorata dall’avversione? colorata dalla stanchezza? colorata dalla brama?)

Dove sono con la mia mente ora?

I gesti quotidiani sono una grande opportunità di pratica. Non per giudicarci, o coglierci in fallo. Sono importanti occasioni di “risveglio”.

Coltiviamo con fiducia il vedere. Impariamo a vedere quello che c’è. Solo così posso conoscere, e prendermene cura.