Solitudine o isolamento?
La solitudine non è l’isolamento. La solitudine infatti, se sappiamo accoglierla e farle il giusto spazio, può essere una preziosa compagna.
La solitudine è una condizione psicologica e umana nella quale ci si separa temporaneamente dal mondo, dalle persone, dalle cose, dalle nostre attività quotidiane, per ritrovare un contatto intimo con noi stessi, e la nostra interiorità. I momenti (ore, giorni, a volte mesi) che scegliamo di trascorrere in solitudine, non comportano però una perdita del desiderio e del piacere delle relazioni con gli altri, con il nostro mondo, con le nostre occupazioni. Tutto ciò rimane presente, ma tuttavia temporaneamente “spento”, in stand by o sullo sfondo. Pensiamo ai momenti che dedichiamo a lunghe passeggiate solitarie, a letture, alla meditazione, a hobby e passioni che ci richiedono, appunto, di stare soli. Il tempo che trascorriamo da soli, dunque, è un tempo prezioso e nutriente, per la nostra anima e, spesso, anche per il nostro corpo, così tanto soggetto a eccessi di sollecitazioni e stress. Quando il tempo della solitudine si esaurirà, ritorneremo al mondo con un senso di maggior equilibrio e centratura.
L’isolamento, invece, si associa a una condizione psicologica di sofferenza, di chiusura, e di vuoto. Se la solitudine viene scelta, l’isolamento si subisce, o perché ci sentiamo non voluti e accolti dall’altro, o perché siamo noi stessi ad allontanarci dal mondo a causa delle ferite che ci portiamo dentro.
La solitudine conferisce qualità alla nostra vita, l’isolamento invece la deteriora e ci lascia infelici e impotenti.
Lo psichiatra Eugenio Borgna così si esprime:
“La solitudine non può non essere analizzata nelle sue strutture fondamentali; e una di queste è l’apertura agli altri, la comunione, che la costituisce nella sua essenza radicale. Così, la solitudine è una verità dimenticata della comunicazione; nel senso che non c’è comunicazione autentica senza la presenza di una solitudine interiore: di una riflessione palpitante di vita che dia ali alle parole, e le riempia di silenzio, e di contemplazione. La solitudine nasce dalla interiorità e dalla soggettività di ciascuno di noi; ed è, in fondo, uno stato dell’anima che si costituisce come il momento diastolico della vita. la solitudine non è solo desiderio di relazione, nostalgia acuta di relazione, ma è anche dimensione costitutiva di ogni relazione che intenda fondarsi sull’alterità e la comunione.
La solitudine e il silenzio sono esperienze interiori che aiutano a vivere meglio la vita di ogni giorno; facendoci distinguere le cose essenziali da quelle che non lo sono, e che siamo non di rado tentati di sopravvalutare nel loro significato”.
Come psicologa, e praticante e insegnante di meditazione, attribuisco molto valore al tempo dedicato allo stare da soli, e cerco di insegnarlo ai miei pazienti e ai miei allievi di meditazione. La scelta attiva e propositiva di stare da soli deve diventare una buona e sana abitudine, una pratica di disintossicazione mentale, corporea ed energetica, a cui dare valore e spazio nella propria vita. Se non siamo abituati a farlo, possiamo cominciare con il concederci degli spazi da soli per godere anche solo di piccole cose: una passeggiata in un parco o in un bosco, un buon libro, una serata da trascorrere in silenzio senza musica, telefono o televisione, un caffè o una sosta nella nostra pasticceria preferita, e, per i più coraggiosi, un film o uno spettacolo teatrale. Ciò che dobbiamo provare a smettere di fare, è riempire ogni spazio di qualcosa: persone, suoni, immagini, attività. In certi momenti, scegliamo di preferire il silenzio, cominciamo a togliere anziché ad aggiungere, accumulare, riempire.
Quando tuttavia la frequentazione della solitudine assume una connotazione negativa e si fa isolamento, assumendo i toni della depressione, o della rabbia e del rancore, se non riusciamo a stare bene da soli e non riusciamo a trovare la strada per stabilire una connessione serena con noi stessi e con gli altri, è importante rivolgersi a un professionista e intraprendere una psicoterapia. Rimanere chiusi nel proprio dolore e nella propria impotenza nel tentativo di farcela da soli, rappresenta un modo non corretto di affrontare i propri nodi e le proprie difficoltà. La capacità di stare bene da soli, in ultima analisi, è uno specchio della salute della nostra anima, e se ci accorgiamo che qualcosa non va, non rimandiamo e facciamoci aiutare.
Desidero concludere questo discorso sulla solitudine con una frase di Miles Davis, che amo spesso ricordare. Il grande trombettista jazz, disse: “Perché suonare tutte queste note, quando possiamo suonare solo le migliori?”. Ebbene, impariamo a non suonare troppe note, a non riempie tutti i vuoti, e a scegliere le note migliori da suonare nella melodia della nostra vita.