Silenzio – di Chandra Livia Candiani

Silenzio. Fa un po’ male parlare o sentir parlare del silenzio. Ho paura che diventi un argomento, mentre il silenzio è. In questo momento c’è. E’ lo sfondo su cui le parole si stagliano, ma non solo, ne è la sorgente. Il silenzio in realtà urlava. Quello che del silenzio non si ascolta, ma si fa, si chiama tacere. Non si può fare silenzio senza il silenziare, e silenziare è violento. Ma si può ascoltare il silenzio. Perché il silenzio c’è già, ovunque, anche nel frastuono. Quando si ha la fortuna, e l’impegno, di non vivere più in un luogo rumoroso, il silenzio è il terreno su cui si cammina. L’aria che ci attraversa, i rumori che lo sottolineano, le voci interiori che si accendono, l’eco interno del silenzio di fuori, il loro riconoscersi. Il silenzio è allora un tessuto, e suoni, rumori, e voci sono i suoi disegni. Dal silenzio nascono le parole. Altre parole. Non descrivono. Non hanno proprietario. Vengono in visita, e seminano. Il silenzio insegna a parlare, insegna a non voler convincere nessuno, a non schierarsi, a perdere la prepotenza, eppure a restare dritti in piedi, nel suo centro mobile. Non si limita a tacere i segreti, sa custodirli con cura, e con riguardo. Li sfoglia, e li protegge dalle perturbazioni atmosferiche. Fare silenzio insieme, rende capaci di ascoltare le sottili vibrazioni degli altri. Gli alberi si rivelano pienamente nel silenzio, per non parlare delle rocce, e gli animali sostano perplessi, come se qualcosa dell’umano si fosse incantato. Il silenzio si può aspettarlo. L’attesa del silenzio è un cammino che al silenzio piace molto imboccare, e spesso arriva su passi di danza. Il silenzio di qualcuno ha qualità e sfumature, e si possono avvertire, e assaporare. E c’è anche il grande silenzio impersonale, la voce del silenzio. Ha un suono alto e fine. Certe volte, combina silenzio con silenzio, e nasce una sinfonia, di silenzi. Il silenzio, se lo si ascolta con quiete, e senza volerlo afferrare o decifrare, porta in un luogo, un posto tenero e delicato, disarmato. Un posto che accoglie, senza chiedere la carta d’identità. Sostare nel silenzio fa sentire l’amicizia con tutto e tutti, l’armonia intessuta in ogni cosa, la nostra stoffa di stelle; ma meglio tenerla nascosta in tasca, può essere disturbante per chi non ascolta il silenzio. Può far sentire abbandonati, o non visti. Con gli appassionati di silenzio, invece, quando il silenzio cala, come fa la sera, spesso lascia un sorriso reciproco, che non si gira verso l’altro, ma si semina intorno. Quello, è il momento esatto in cui si sente se l’altro ha sete, e gli si offre da bere. Se ha sonno, e gli si offre un posto protetto. Se ha paura, e si trema insieme.