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La Dipendenza Affettiva
La dipendenza affettiva ci porta a cercare all’esterno la stima, l’attenzione, la rassicurazione, e l’amore. La dipendenza affettiva nasce nell’infanzia, e nel rapporto con i genitori, che a causa di difficoltà personali hanno frustrato i bisogni fondamentali di ammirazione, stima, attenzione dei loro figli. Il bambino, a causa di questo condizionamento precoce, svilupperà dentro di sé la convinzione che i suoi bisogni non hanno importanza, e non sentirà dentro di sé il diritto naturale a soddisfarli. Oppure, svilupperà dentro di sé la distorta convinzione di non essere degno di amore, e di non meritare di essere amato. Sentirà, cioè, dentro di sé, un costante senso di colpa e di inadeguatezza, e un timore costante di essere rifiutato. Un bambino che non è stato amato, da adulto tenderà ad essere insicuro, e a non avere fiducia in se stesso e nelle proprie capacità. Spesso, persone che nell’infanzia hanno vissuto esperienze affettive frustranti, tendono a legarsi a persone ugualmente frustranti, partner anaffettivi, prepotenti, non empatici, ripetendo quindi lo stesso schema che avevano vissuto con i propri genitori. Da adulti, se si vengono a trovare invischiati in situazioni relazionali frustranti e dolorose, tuttavia non riescono a sganciarsene perché dominati internamente dal terrore dell’abbandono e della perdita. Così come da piccoli non hanno potuto ribellarsi ai genitori frustranti in quanto dipendevano ovviamente da loro per la propria sopravvivenza fisica ed emotiva, così da adulti ripetono lo schema e non riescono a staccarsi dal partner che causa loro sofferenza, in quanto inconsciamente lo vivono come l’antico genitore, che da piccoli rappresentava l’unica forma d’amore, seppur distorta e malata. Per sintetizzare: un essere umano che non è stato amato da bambino, tenderà a scegliere, da adulto, figure affettive con caratteristiche simili a quelle genitoriali, e questo li condanna, come è facile comprendere, all’infelicità.
Infatti, La persona affetta da dipendenza affettiva si condanna al disconoscimento dei propri bisogni affettivi e alla frustrazione. Legandosi a una persona che gli arreca sofferenza, la persona dipendente cerca di riparare la ferita subita, ripetendo lo schema che ha dominato nella sua infanzia, nel tentativo inconscio di trasformare il genitore incapace di amore del passato, in un genitore amorevole nel presente.
Chi vive una relazione basata sulla dipendenza affettiva non riesce a mantenere una propria autonomia e autosufficienza, e nella relazione tenderà ad annullarsi avvertendo un incolmabile senso di vuoto in mancanza dell’altro. Il rapporto può facilmente portare, quindi, a modalità di controllo ossessivo, a gelosia, a comportamenti soffocanti e a continue liti e incomprensioni.
Una volta riconosciuti i segnali e averne compreso le caratteristiche disfunzionali, si può cercare di lavorare su stessi, e un supporto psicologico può costituire un prezioso aiuto nel dare avvio a un processo di cambiamento. La psicoterapia mirerà quindi a modificare gli antichi schemi di attaccamento patologico, attraverso una rielaborazione delle ferite del passato.
L’obiettivo è quindi quello di portare la persona a vivere, nel presente, rapporti affettivi soddisfacenti e gratificanti.
L’amore maturo è una unione che mantiene intera la propria identità: il vero amore fa sì che due esseri diventino “uno” rimanendo “due”.
L’amore maturo non vive dell’altro (cioè non prende nutrimento dall’altro per sopravvivere), ma vive con l’altro, all’interno di un reciproco scambio, perché ciò è appagante. L’amore non è quindi un’esperienza passiva, ma un’esperienza attiva.
L’amore maturo è quindi una scelta libera non vincolata dal bisogno; non è idealizzazione, né gelosia; non ha timore, ma anzi desidera la crescita dell’altra persona; è sereno e ricambiato; non è ossessione e non contempla il dolore. Esso si fonda sulla libertà, ma la libertà è possibile solo se si è raggiunta l’autonomia cioè se si riesce a stare sulle proprie gambe senza dover dipendere dall’appoggio dell’altro.
L’amore maturo implica il rispetto, e nel rispetto vedo l’altro per ciò che veramente è, e lo accetto nella sua individualità, quindi laddove c’era il controllo, subentra il rispetto.