Il Respiro nella Meditazione e nello Yoga

Nella pratica della meditazione la mente si porta sul respiro. Concentrarsi sul respiro non significa sforzarsi di ascoltare il respiro, o modificarlo per renderlo migliore. Concentrarsi sul respiro significa limitarsi semplicemente a percepire la sensazione del respiro che entra ed esce, come un’onda che si propaga, senza modificarla o correggerla.

Percepire il respiro come è in quell’istante: corto, lungo, fluido, contratto, agevole, disagevole. Quando si medita, o nella pratica delle posizioni dello yoga fisico, si porta l’attenzione al respiro, e lo si sente.

Ogni volta che l’attenzione si stacca dal respiro, ogni volta che intervengono pensieri estranei, ciò che si fa è riportare la mente al respiro. Senza giudizio, senza valutazione.  Con precisione e chiarezza mentale, ogniqualvolta la mente si distrae, si torna delicatamente al flusso del respiro, che scorre da fuori a dentro, e da dentro a fuori. Si tratta di una attenzione distesa e rilassata, senza pretesa. Il punto non è concentrarsi con sforzo sul respiro. Il punto è invece sentire il respiro, ed essere tutt’uno con il respiro. Mi permetto di inspirare. Mi permetto di espirare. Lascio che il respiro si manifesti per come è in quel dato momento, rimango con il respiro, in modo delicato e morbido, senza attaccamento, senza bramosia di ottenere qualcosa di diverso da quello che c’è. Questa è la pratica della presenza mentale nella meditazione.

Andando ancora oltre, una volta acquisita familiarità con il sentire il respiro, e con la sua presenza nel corpo, si potrà orientare l’attenzione sulla fase espiratoria, favorendo una espirazione più lunga e distesa, che possa amplificare la qualità del non trattenere dentro di sé. Quando mi connetto alla espirazione, sento l’aria che morbidamente fluisce all’esterno, e mi separo dall’aria, da un qualcosa che mi è appartenuto, anche se per lo spazio di pochi secondi. Mi addestro, innumerevoli volte, al lasciar andare, a permettermi di perdere qualcosa, a non trattenere. Espirando un po’ più a lungo, ma sempre in modo morbido e senza sforzo, constaterò che l’inspirazione successiva si fa più intensa e presente, più ricca e nutriente. Ma tutto parte, sempre, da una disponibilità a lasciare che qualcosa si allontani da me. Da una disponibilità ad attraversare un piccolo spazio di vuoto. Solo dopo un’espirazione lunga e consapevole, giungerà il nuovo inspiro, più chiaro e luminoso, più presente e vivido. Al termine di ogni espirazione consapevole, sento lo spazio che si apre dentro di me,  davanti a me, tutto intorno a me. Nell’abbandono dell’espirazione posso lasciare che le cose accadano senza pretesa che esse siano diverse, rilasciando le tensioni che ci portano ad esigere che le cose siano come vogliamo noi.

Sayadaw U. Tejaniya disse: “Non cercare di far succedere quello che vuoi tu. Cerca piuttosto di sapere quello che succede, proprio così com’è.”